Imbrunire.

Imbrunire. Avviene ogni giorno. Non è un processo che si ripete sempre allo stesso modo, come quasi nulla. Non è neppure un processo unico: non avviene in un solo lungo istante ma in una susseguirsi di istanti. Istanti in cui pensieri, emozioni, silenzi ci attraversano e sono, a loro volta, da noi attraversati. Veniamo permeati e perturbati dalla natura che produce qualcosa in noi che a sua volta modifica la percezione che abbiamo della stessa e in un circolo virtuoso, è un costate mutare.

Ecco: imbrunire. Mentre scrivo è già un imbrunire differente. Come differente lo sono io. Prima soffiava un vento leggero, il cielo terso si distendeva permettendomi di vedere gli ultimi raggi di sole che rendevano leonina la cresta di una nuvola lontana. Penso. E il mio pensiero è mutevole e varia all'imbrunire.

L'uomo è fatto per vivere libero. Posto da chiedersi cosa libero voglia significare. Libero, intendo. Abbiamo inventato una parola - libertà - per riconoscere qualcosa che non sappiamo teorizzare. Non contenti, abbiamo aggiunto anche un concetto filosofico ontologico che ha impegnato pensatori, filosofi ed intellettuali - essere liberi - per riconoscere un qualcosa che non siamo.

Imbrunire. Ancora una volta, istante diverso, pensiero diverso. L'uomo moderno non è più felice perché è schiavo di sé stesso. È schiavo di tutto quello che pur  non essendo onticamente proprio del sé, finisce per modificarlo e sostituire le leggi naturali con cui ognuno di noi nasce.

Lentamente, imbrunire. Altro momento, altro pensiero. Date all'uomo la possibilità di vedere l'immenso e vorrà egli stesso respirare, pulsare ed essere immenso. Non penso occorra citare D'Annunzio e il suo Meriggio con quel profetico e grave "Non ho più nome". Non penso sia nemmeno citare Leopardi e la percezione di infinita grandezza in cui l'uomo tenta di immergersi quando conosce la natura, di scomodare questi grandi massimi pensatori e amanti del bello e dell'arte della vita. Whitman, Thoreau...non li voglio nemmeno citare al riguardo.

L'arresto del pensiero sopra espresso sta nella considerazione che in questa realtà per come la conosciamo e la viviamo, per come siamo stati abituati da tradizioni proveniente da un tempo bel precedente al nostro, giornalmente, vale più l'essere con-forme all'altro o agli altri anche se risulteremo in-formi rispetto a noi stessi. Importa più studiare - senza comprendere - , pregare - senza credere - , lavorare - senza impegno e passione - , magari dare alla luce una prole - per condividere le ipocrisie di un mondo così orgogliosamente quanto fittiziamente "colorato" -, invecchiare - senza fare della nostra vita insegnamento per i più giovani ma anzi assicurandoci di accumulare durante la nostra breve esistenza cose...cose che saranno patrimonio ma non eredità - e infine ritornare alla sostanza, uguale. Ritornare alla stessa sostanza da cui siamo stati originati.

Imbrunire. Vedo le tinte celesti cominciare ad accennare tonalità più sfumate. Il rosa e le sue gradazioni, pennellano aurore bucoliche angeliche tra veloci schegge pigolanti che profittano dell'ultimo sole per rincorrersi ancora nell'aria.

Imbrunisce e penso. Ho un libro accanto a me. Consumato. Divorato dal sole. Ingiallito. Le pagine crespe si scostano ricordandomi l'incuria e il poco amore o il molto utilizzo che ho riservato a questo testo, incolpevole. Conosco molto poco. Non so ben dirvi se sia il determinismo o il caso a dettare le nostre vite come direttrici maestre. Vivo, come posso. Vivo, quando posso. Porto le dita sull'arsura dei fogli accalcati. Chiudo gli occhi. Penso ad un caro amico. Penso che vorrei dedicargli delle parole non mie ma di un pensatore che sento più come un amico con cui discutere che un sommo filosofo da cui attingere idee. Le dita scorrono. D'un tratto, fermano la corsa frenetica e scrostano i margini rivelandomi uno dei passaggi migliori che avrei potuto, indipendentemente dal caso, scegliere.

"Dobbiamo imparare a risvegliarci e a restare svegli, non con ausili meccanici ma con un'infinita attesa dell'alba che non ci abbandoni neppure nel sonno più profondo. Non conosco fatto più incoraggiante dell'indiscutibile capacità da parte dell'uomo di elevare la propria vita con uno sforzo consapevole. È già qualcosa essere in grado di dipingere un certo quadro o di scolpire una statua, e dunque di rendere belli alcuni oggetti; ma è ancora più glorioso scolpire e dipinge l'atmosfera e il mezzo attraverso cui osserviamo - cosa che possiamo fare moralmente. Influire sulle proprietà del giorno: questa è la più alta fra le arti. Ognuno ha il compito di rendere la propria vita, in tutti i particolari, degna di essere contemplata nella sua ora più elevata e critica. Se rifiutassimo, o piuttosto consumassimo, le misere informazioni che riusciamo a ottenere, gli oracoli ci informerebbero distintamente su come potremmo farlo.
Andai nei boschi perché desideravo vivere deliberatamente, affrontare solo i fatti essenziali della vita, e vedere se non potessi imparare cosa avesse da insegnare, senza scoprire, giunto alla morte, di non aver vissuto. Non desideravo vivere ciò che non era una vita, per quanto caro mi sia il vivere; né desideravo la rassegnazione a meno che non fosse necessaria. Volevo vivere in profondità e succhiare tutto il midollo della vita, vivere in modo così risoluto e spartano da sbaragliare tutto quanto non fosse vita [...]"


Penso sia questo il miglior pensiero ch'io possa condividere con questo caro amico.

Imbrunire. Adesso. Sono anche io diverso da quando ho cominciato a vedere e sentire l'imbrunire. Da quando ho cominciato a scrivere per la prima volta, poco più sopra, imbrunire. Si, sono diverso. In questo momento, imbrunire, significa aver incontrato un amico.

Commenti

Post popolari in questo blog

Il tempo di salvarci.

Il nudo.

Durezza