sabato 16 febbraio 2013

Il caffè, ovvero uno stile di vita.


Caffè e bevanda al caffè. Grande differenza. Certo, magari certe cose non le consideriamo immediatamente. Forse diventano parte della nostra quotidianità con così rapida abitudine che le consideriamo un abito. Un comportamento usuale al di fuori del quale non sappiamo come funzionare noi stessi.

Riflettevo. Da qualche giorno, ho la possibilità di farmi in casa sia il caffè tradizione per come lo conosciamo che il caffè in stile statunitense. Il bibitone, per dirla meglio.

Metti l'Italia. L'italiano prende il suo tempo per il caffè. Si siede o si accomoda. Tutto si ferma per un caffè. Potrà anche essere un minuto ma in quel minuto c'è solo il caffè. Che sia con l'amico e quindi un momento di piacere condiviso, che sia con la mamma e quindi la chiacchiera sulla ragazza, che sia da solo...e quindi goderne dell'aroma in silenzio. L'italiano ha il tempo del caffè. E poi il gusto. È concentrato. Ristretto. Lungo. Espresso. Marocchino. Macchiato. L'italiano ha il gusto. Il sapore. Il dettaglio. L'italiano gusta il caffè.

Metti gli States. Loro no. Non hanno il caffè. Hanno la bevanda al caffè. Perché? Perché hanno preso il caffè e l'utilità e lo hanno unito al loro stile di vita, dinamico, continuo, non rilassato e veloce. Il caffè, lo tieni nel bicchierone. Diluito. Dura di più ed è meno concentrato. Certamente, arriva allo scopo. Estrarre dal caffè quanto serve. Però non è un caffè, è bevanda al caffè. Certo, è funzionale. Certo, è pratico. Certo, è adatto ad una vita dinamica, da metropoli, da professionista che non si ferma mai.

Io, da poco, a casa, ho sia la possibilità di farmi l'uno che l'altro. Si, uso la bevanda. Chi non lo farebbe? È veloce. Stai studiando? Niente caffè. Ti pari la bevanda. Te la metti vicino. La sorseggi. Cammini per giornate intere. Fresco e attivo. Sei di fretta? Ti stai muovendo per le strade, poi in ufficio, poi ovunque? Bicchierone, bevanda. Sempre con te. Non sei tu a fermarti e darti il tempo perché il tempo non è tuo. Non puoi decidere...quindi fai l'unica cosa che puoi fare: modificare.

Però il caffè è sempre il caffè. Non per una questione semplicemente di gusto. Proprio perché ha bisogno del suo tempo, ti ricorda che, magari non sarai veloce, magari ti dovrai fermare, però se vuoi qualcosa che abbia un gusto devi darle e darti il suo tempo per gustartela ed assaporarne fin la più duratura nota di amaro. Devi darti però anche il tuo di tempo. Perché non è detto che quel qualcosa esista già. Spesso, la devi anche preparare. Devi anche dare il tempo alla cosa di prepararsi. Insomma, per gustare qualcosa occorre che il gusto si formi. Non è una questione così semplice.

La preparazione. Quanta acqua mettere. Quanto caffè in polvere. Che caffè usare. Ritualmente usare una moka. Uno strumento dal meccanismo così semplice, a ricordarci ancora una volta che solo attraverso il semplice, matura il buono. La preparazione che non è solo disporre un pezzo di un utensile, è anche e maggiormente averne cura. Perché il caffè dev'essere pressato. Perché la moka dev'essere ben avvitata...altrimenti non c'è la giusta pressione. E qual'è la giusta pressione? Si sa, con l'esperienza. Avviti. Avviti forte. E capisci. Poi lo ricordi. Aspetti...puoi fare altro. Ecco, ed è meraviglia di tutte le cose. Mentre aspetti, facendo altro, quasi ti dimentichi la moka sul fuoco. Infatti a molti di noi capita di bruciare il manico della moka e, ancor peggio, di bruciare il caffè. Uno dei miei migliori amici avrà bruciato almeno 4 o 5 caffettiere.

E però, se dai il suo tempo, se curi con attenzione, se dedichi un po' del tuo tempo e badi alla caffettiera, ad un certo punto, il tuo silenzio, verrà rotto da un fragoroso scalpitare di una bevanda nerastra dal sapore non sempre particolarmente amaro ma di certo forte e intenso. E vedrai questa cascata fuoriuscire avida. E il profumo ti avvolgerà. Come il profumo di una donna.

E allora via il caffè con gli amici a parlare di tutto e nulla. Il caffè con i colleghi e discutere su questa teoria o su quell'altra. E via il caffè con la ragazza...che lo sappiamo tanto non sarà mai solo un caffè. Quello è il primo passo. E via il caffè con il papà, a discutere sempre di cose da uomini. E via anche il caffè con la mamma, a discutere sempre di cose da uomini. E via il caffè da soli, quello rumoroso nel silenzio del proprio respiro. Quello zuccherato con i propri pensieri o amaro delle preoccupazioni che più ci attanagliano. Il caffè...caspita, il caffè.

Scusate, vado. Sento, dal rumore tipico della moka, che il caffè è salito. Buon caffè a me.

3 commenti:

  1. Amo il tuo modo di scrivere e questo intervento è particolarmente brillante. Alla fine ho sentito anch'io la moka borbottare :)

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  2. Ahahah, grazie! Non pensavo potesse piacere :) sei la prima persona a dirmelo apertamente ;) generalmente si considera il mio modo di scrivere "confusionario"...lo apprezzo davvero. Un abbraccio.

    Ah bene ;) e a proposito di moka, vado che sono appena tornato e ho lasciato il caffè sul fuoco.

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    1. Non è confusionario, semplicemente è il nostro modo di percepire le realtà che ci circondano... lo definirei più frammentario, ma, proprio per questo, in grado di fare vivere l'emozione-sensazione anche a chi legge! Complimenti ancora!

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