Condannati a morte, scegliendo la vita.

Stamani, durante una normalissima colazione in famiglia, quella tranquilla, da appena alzati...quella di quando sei ancora in pigiama e ti avventuri per le lande di una casa ancora dormiente, guardai mia sorella e pensai a voce alta ( come mio solito):

Già dal momento in cui nasciamo, siamo condannati a morte.

Certo, l'accoglienza non è stata tra le più calde. Ricordo solo una risposta "comunque, buon giorno...eh. Comincia bene questa domenica...l'allegria, cos'è? Eeeeeeevvai!"


Si, evviva. Lo so. Sembra un banalità. Una di quelle banalità da frase fatta che si spaccia come grande verità emersa da chissà quale esperienza new age o da chissà quale lettura di classici della letteratura.

Torno serio, giusto un momento.

Siamo condannati a morte. Spesso nelle nostre vite rimaniamo arginati nelle nostre convinzioni tanto da rimanerne, per lo più schiavi. Non riusciamo a fare questo. Non siamo qualcosa. Abbiamo paura di. E se facciamo questo cosa accadrà? Preoccupazioni varie. Beh. Del resto, la cosa peggiore che può avvenire è non provocarci la morte ma anticipare la nostra condanna a morte.

Probabilmente riesco ancora ad essere banale come, mi auguro, non lo sono mai stato.

Ricomincio dal principio. Siamo condannati a morte. E si sa: ad un condannato a morte, spetta sempre l'ultimo desiderio. Il problema con noi è che non sappiamo quando la nostra condanna verrà scontata. Sappiamo che prima o poi dovremo morire ma non ci è dato sapere quando e come.

Già, si potrebbero scrivere almeno due o tre libri su pochi temi snocciolati qui sopra ma no, non è questa la mia intenzione. Tutto questo discorso, mi è stato generato da una riflessione di una cara amica:

"La gente fredda. Ecco si, se dovessi pensare a una categoria che non sopporto. No, non i politici, non i comici che non fanno ridere, non i ciarlatani..I freddi. Quelle persone che passano sulle altre persone senza lasciar segno. Che non rispondono davvero alle tue domande, che non si entusiasmano con te o per te, che hanno bisogno di tempo per capire, tempo per pensare e che poi comunque rimangono lì a fissarti. Quelle persone che non si buttano mai, che non si tradiscono mai, che non rischiano mai nemmeno a parole. Appunto, loro."

Sembra ancora una volta una grande banalità, me ne rendo conto. Eppure, siate sinceri, quante volte non avete fatto qualcosa, detto qualcosa, agito, pensato, cantato, ballato, fatto quel che vi passava per la testa in quel dato momento solo perché avete ritenuto che non fosse il momento di farlo. O non fosse l'occasione. O che il luogo non fosse quello giusto? O che non foste in compagnia delle persone giuste per fare quella data cosa? Quante volte vi è mancato il coraggio di vivere? Quante volte avete rischiato? Si dice che le occasioni vanno prese al volo...penso che in taluni casi, le occasioni, vengano perse al volo. E questo è gravissimo.

Su questo, vorrei piantare il seme della mia discussione. Se è dato che siamo condannati a morire, chi oserebbe davvero pensare che non sia "il momento giusto"? E se il momento dopo non fossimo più? Se quello fosse stato il nostro ultimo momento, cosa avremmo fatto? Di cosa ci saremmo ricordati dopo? Del fatto che in quell'ultimo unico, fugace ed irripetibile momento, in cui ancora i nostri polmoni si riempivano di vita, in cui il cuore pompava la dinamica irrequietezza nelle nostre vene, nel momento in cui le emozioni dipingevano di rosso le nostre guance...non abbiamo fatto quel che avremmo voluto fare, quel che sentivamo di voler fare per chissà quale ragione? E se quello fosse stato l'ultimo desiderio, che orrendo modo di spenderlo!

Io non so voi ma mi vengono i brividi. Pensare che nell'ultimo momento della mia vita, che potenzialmente potrebbe essere qualsiasi, non ho fatto qualcosa che sentivo e che volevo fare per chissà quale motivazione.

Che pensiero orrendo!

Tutta la nostra vita è unica. Ogni momento è unico. Ogni cosa è unica. Nessuno la vivrà come noi, malgrado quanto si potrebbe pensare, perché ognuno di noi è una combinazione di variabili incalcolabili in un sistema caotico con un suo ordine che non ci è dato sapere. Ogni nostra azione è un evento unico ed irripetibile. Abbiamo la potenzialità che ci scorre tra le dita. Nuotiamo nel fiume. Portiamo a spasso il cane. Guardiamo la nostra amata negli occhi. Diamo un bacio a nostra mamma. Ci scambiamo una pacca con un amico. Abbracciamo nostra sorella. Qualsiasi cosa facciamo, è unica e non ripetibile allo stesso modo di un qualsivoglia momento che è già passato nello stesso momento in cui è stato vissuto.

Caspita. Solo questo, già, dovrebbe rendere ogni momento così intenso da renderlo quasi impossibile da vivere a pieno. Eppure, pensate a tutto questo mentre fate qualcosa? Sicuramente no. E se putacaso lo pensate, distoglietevi immediatamente...vi fissereste su quel che state perdendo e non su quel che potreste vivere, causando una distrazione gravissima che vi farà perdere ancor più vita. Ansia. Che ansia, caspita.

Bene. Riprendiamo fiato. Un momento. Appunto.

Pensate all'ultima volta che avete passato del tempo con un vostro amico. Pensate all'ultima volta in cui avete fatto l'amore alla camporella. Pensate all'odore della vostra amata o del vostro amato sul vostro corpo. Pensate al battito di un cuore e alle sue vibrazioni che riescono a smuovere in uno spasmo frenetico l'intero corpo e persino l'anima, a volte. Pensate a tutto questo. Pensate ai petti dei giovani che d'ogni tempo e luogo hanno creduto in loro stessi lanciandosi verso la conquista e l'esplorazione di un mondo ancora sconosciuto a loro...perché di certo, oggigiorno, con qualche click, possiamo arrivare ovunque ma solo camminando si scopre la meraviglia dell'esistere...che è quella di mettere un passo davanti all'altro per continuare ad andare avanti verso una meta che non sempre conosciamo. E cosa ci spinge se non la vita stessa?

Ecco. La vita. Noi siamo condannati a morire, certo. L'ho ripetuto almeno due o tre volte durante tutto il corso di questa non saprei bene come definirla...di questo inno alla vita. Forse.

Perché inno? Perché il pensare che la nostra morte è segnata mi fa pensare anche al come vogliamo che la nostra vita venga vissuta. Come vogliamo andare verso la morte? Giacché sappiamo che non può succederci nulla se non di peggio che morire...e quello capiterà certamente, cosa ci potrebbe fermare? Cosa ci può impedire dall'essere quello che vogliamo essere?

Giacché abbiamo una mente, diamole in pasto buon cibo. Alimentiamola. Rendiamola operativa al meglio delle sue possibilità, qualunque esse siano. Formuliamo idee. Realizziamo calcoli. Pensiamo il mondo che sarà a partire da quello che è. Abbiamo un progetto in mente? Diamoci anima e corpo! Vorremmo scrivere una poesia? Scriviamola! Sarà magnifica! Vogliamo dire qualcosa a qualcuno? Facciamolo, sarà una grandissima orazione! Leggiamo. Apprendiamo con grande spirito di curiosità. Lo spirito di chi, nella vita, ha sempre raggiunto la genialità semplice e genuina. Einstein diceva di sé di essere solo un uomo curioso. Un uomo curioso è un uomo che non smette di usare mai la mente, di chiedersi ostinatamente "perché?", anche quando vi siano domande scomode e particolarmente difficili e complesse. O meglio, risposte scomode, particolarmente difficili e complesse. La domanda, non lo è mai. Perché? Perché domandarsi allontana l'orizzonte e se è vero che l'utopia è come l'orizzonte - fai due passi e si allontana di due, ne fai dieci e si allontana di dieci, cit. E. Galeano - e senza poterla raggiungere serve solo per ricordarti di camminare, allora, il "Perché?" a cose serve? Magari, non aiuta immediatamente ma ogni perché è un passo verso l'orizzonte...più perché fanno un grandissimo orizzonte. Di quelli che si possono vedere a Bali. Di quelli che si possono vedere in qualsiasi posto del mondo. Oppure riposiamoci, che importa. Diamine! Purché vogliamo riposarci. Non riposiamoci per noia o perché non vi sia nulla da fare...perché un condannato a morte non aspetta la morte. Vorrebbe riempire ogni suo minuto di quante più cose possibili.

Giacché abbiamo voce, ognuno decida cosa farne. Personalmente tra un sibilo accennato, biascicato, preferirei un ruggito carico di quella spinta vitale creatrice che emerge al momento della nostra condanna, quando si nasce: il vagito.

Il vagito non è un pianto. È un ruggito. È un urlo di liberazione. SONO VIVO! Ecco, abbiamo dimenticato a ruggire con la stessa intensità, con la stessa caparbietà, con la stessa liberazione di un bambino, che pur ricevendo la sua condanna...ha la forza di lasciarsi andare ad un grido prolungato e gettato nel silenzio del mondo che non lo accoglie di certo e non sta ad aspettarlo. Il mondo, lui, quello...corre. E se ne frega se un altro bambino è appena nato. Tanto vale ruggire, urlare SONO VIVO! ricordare al mondo che siamo ben più che condannati a morte, ricordare che siamo VIVI!

Giacché abbiamo mani e dita veloci, ognuno decida cosa farne. Se tenere penne che scrivano veloci, se imbracciare bacchette con cui mangiare piatti esotici o suonare strumenti dal gran baccano o pizzicare delle corde, reggere un libro, carezzare la pelle, sferruzzare con degli aghi da lana, scaccolarsi il naso, mangiare le patatine fritte con le dita...che tanto a tutti piace, anche ai più salutisti. Insomma, tra le nostre dita, tra le nostre mani...scorre non il futuro ma il divino. La possibilità di incidere tramutando quello che la nostra mente pensa in emozioni, in cose. Trasformare le idee in cose è un qualcosa di creativo, di divino.

Avete mai provato ad ascoltare un violinista? Un musicista, comunque? Un poeta. Un artista. Loro creano. E creano non a partire dal nulla ma a partire da loro stessi. Generano sé stessi nel figlio, loro arte di comunicare al mondo SONO VIVO!

Giacché abbiamo delle gambe, usiamole. Usiamole per camminare lontano o vicino. Per far saltellare un bambino e farlo giocare a cavalluccio. Per far sedere una ragazza e dedicarle una canzone, suonando una chitarra contemporaneamente. Usiamole per accovacciarci per terra e prenderci il nostro tempo magari con un amico a nostro fianco. Gambe. Usiamole per correre giocando a tennis. Usiamole per farci carico di una bambina sulle spalle, per farla giocare a vedere il mondo dall'alto. Usiamole giacché le gambe sono forti e ci consentono di sfidare e sfidarci verso altezze ed arrampicate sempre maggiori.

Giacché abbiamo delle spalle, facciamole sentire utili. Mettiamo in spalla uno zaino e andiamo. All'avventura. Ora. Così. Come siete vestiti. Perché non c'è vestito migliore che potreste utilizzare se non quello che già avete indosso. Non vi serve null'altro. Omni mea, mecum porto. Usiamole per prendere sulle spalle una ragazza, durante il solito ritorno di notte, quando è stanca e le fanno male i piedi...perché lo sappiamo che ci piace sentire il battito del suo cuore sulla nostra schiena. E lo sappiamo che è un qualcosa di più di emozionante sentire il suo profumo. E magari siete appena tornati dal mare...e i suoi capelli bagnati vi solleticano il collo. E allora prendetela ancor più, perché il suo profumo e il vostro calore possano fondersi in un momento di rara magia che solo gli amanti conoscono.

Giacché abbiamo una bocca e delle labbra, diamo loro un senso di esistere. Facciamole agitare in una risata. Facciamole divertire in mille boccacce da fare con gli amici davanti ad una macchina fotografica, cercando di immortalare attimi di ilarità che mai più torneranno. Ce ne saranno di migliori, forse. Chissà. Dipende da noi. Baciamo. Baciamo con tutto noi stessi. Baciamo con le sole labbra, assaporando di ogni ruga sulle labbra dell'altra. Baciamo la pelle della nostra amata, così delicata...e dal sapore invitante. Parliamo. Ma solo quando vi sia qualcosa che abbia un valore maggiore del silenzio. E facciamole bagnare inumidendole con la lingua per provocare qualche bel ragazzotto. E curiamole, perché il freddo spesso le rende così deboli...che solo con tanti altri cento, mille mila altri baci si potrebbero riscaldare. Solletichiamole con una linguaccia! Perché la linguaccia la facciamo e ci piace davvero farla.

Giacché abbiamo un sesso, abusatene. Fate l'amore. Facciamo l'amore. Così. Come ci viene. Così come lo vogliamo. Così come lo desideriamo. In ogni luogo. In ogni momento. Alla camporella. In un letto. In un divano. In un parco giochi. In macchina. Nello stanzino di prova di un grande negozio di moda. Nel letto dei suoi. Nel letto dei tuoi. A mare. Al lago. In montagna. In campagna. In fattoria. Tra il fieno. Nel bosco. Sopra la lavatrice. Nella doccia. In cucina. Ovunque è un buon posto in cui fare l'amore, perché l'amore non ha spazio se non quello che c'è tra due amanti e non ha tempo se non quello che intercorre tra un bacio e l'altro. Facciamolo tutto. Prendiamoci l'uno dell'altro. E affondiamo nei seni ringraziandone per l'abbondanza. E godiamone appieno prendendone a piene mani. Senza vergogna, perché l'amore è meravigliare il proprio amato o amata. E penetriamo la nostra amata una volta e una volta ancora, nella vagina o dell'ano come piace a noi e come piace a lei o a lui, sopra, sotto, a destra, a sinistra, da tutte le parti. Coricati. Distesi. In piedi. In ginocchio. Abbracciati a cucchiaio. Da dietro con impeto. Selvaggio. Delicato. Raffinato. Con candele e fiori. Con la fame amorosa come amanti che non si vedono da anni. E sentendoci. E facciamoci prendere l'uno dall'altra finché non ne saremo ebbri. Avidi. E ancora. Ancora. Ancora e ancora finché avremo respiro. Carezziamoci. L'amore è toccare l'altro già prima che col nostro corpo. Quello è una conseguenza. Non sempre necessaria.

Giacché sappiamo guardare, non vedere ma guardare, desideriamo. Desideriamo quanto di meglio possiamo fare. Animiamoci con quanto di meglio questo nostro viaggio verso la condanna definitiva ci offre. E se non ci offre, cogliamolo da noi. Desiderare ardentemente. Volere. La Volontà. Non esiste forza più potente ed onnicomprensiva della Volontà. Giacché abbiamo una volontà, diamole fuoco. Facciamola divampare. Rendiamola inestinguibile. Diamole in pasto ogni nostro sogno. Trasformiamola in carburante. Facciamo della Volontà, la nostra più cara alleata. Che ci possa svegliare e galvanizzare come un canto maori, come l'haka pokareana. Che ci possa risuonare nelle interiora e smuovere le budella come se sentissimo canti di guerra suonati con cornamuse incantate di vita propria.

E, ditemi, quanti di voi, ricordano momenti in cui hanno pensato davvero SONO VIVO! ? Quanti momenti del genere avete passato? In quanti momenti avete dato a voi stessi prova di essere vivi? 

Commenti

  1. il tempo di leggerti e commuoversi,
    grazie ancora, Fil.


    giulia

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  2. Giulia, grazie a te.

    Commuoversi. Ogni mia riflessione nasce dall'esperienza diretta. Se riesco a commuovere, e non lo dico con presunzione, è perché tocco dei tasti che in ognuno di noi suonano in una particolare maniera. Non in tutti, certo. È sempre un gran piacere, riconoscersi utili.

    Felice di esserti servito.

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