Vincere, vendere e comprare: ditemi, dov'è la Politica?


Oggi, con un caro amico e collega, compagno di tante discussioni e riflessioni più o meno approfondite, si parlava di un tema che dovrebbe toccarci da vicino e che mette in risalto alcune problematiche legate al recente dibattito politico: strategie di comunicazione.

Non sarebbe il caso di scomodare addirittura Weber e le sue lezioni sulla politica e sul governo per avere un'idea generale di quel che dovrebbe essere se non ci trovassimo in tempi assai ben confusi, come questi, MA una citazione circa un grande insegnamento non spiace affatto:

"Tre qualità possono dirsi sommamente decisive per l'uomo politico: passione, senso di responsabilità, lungimiranza. Passione nel senso di Sachlichkeit: dedizione appassionata a una "causa" (Sache), al dio o al diavolo che la dirige. [...] Essa non crea l'uomo politico se non mettendolo al servizio di una "causa" e quindi facendo della responsabilità, nei confronti appunto di questa causa, la guida determinante dell'azione. Donde la necessità della lungimiranza - attitudine psichica decisiva per l'uomo politico - ossia della capacità di lasciare che la realtà operi su di noi con calma e raccoglimento interiore: come dire, cioè, la distanza tra le cose e gli uomini. [...] La politica si fa col cervello e non con altre parti del corpo o con altre facoltà dell'animo. E tuttavia la dedizione alla politica, se questa non dev'essere un frivolo gioco intellettuale ma azione schiettamente umana, può nascere ed essere alimentata soltanto dalla passione. Ma quel fermo controllo del proprio animo che caratterizza il politico appassionato e lo distingue dai dilettanti della politica che semplicemente "si agitano a vuoto", è solo possibile attraverso l'abitudine alla distanza in tutti i sensi della parola. La "forza" di una "personalità" politica dipende in primissimo luogo dal possesso di doti siffatte. L'uomo politico deve perciò soverchiare dentro di sé, giorno per giorno e ora per ora, un nemico assai frequente e ben troppo umano: la vanità comune a tutti, nemica mortale di ogni effettiva dedizione e di ogni "distanza", e, in questo caso, del distacco rispetto a se medesimi. La vanità è un difetto assai diffuso, e forse nessuno ne va del tutto esente. Negli ambienti accademici e universitari è una specie di malattia professionale. [...] Giacché si danno in definitiva due sole specie di peccati mortali sul terreno della politica: mancanza di una "causa" giustificatrice (Unsachlichkeit) e mancanza di responsabilità (spesso, ma non sempre, coincidente con la prima). La vanità, ossia il bisogno di porre in primo piano con la massima evidenza la propria persona, induce l'uomo politico nella fortissima tentazione di commettere uno di quei peccati o anche tutti e due. Tanto più, in quanto il demagogo è costretto a contare "sull'efficacia", ed è perciò continuamente in pericolo di divenire un istrione, come pure di prendere alla leggera la propria responsabilità per le conseguenze del suo agire e di preoccuparsi soltanto "dell'impressione" che egli riesce a fare. Egli rischia, per mancanza di una causa, di scambiare nelle sue aspirazioni la prestigiosa apparenza del potere per il potere reale e, per mancanza di responsabilità, di godere del potere semplicemente per amor della potenza, senza dargli uno scopo per contenuto. [...] Il mero "politico della potenza" (Machtpolitiker), quale cerca di glorificarlo un culto ardentemente professato anche da noi, può esercitare una forte influenza, ma opera di fatto nel vuoto e nell'assurdo. In ciò i critici della "politica di potenza" hanno pienamente ragione. Dall'improvviso intimo disfacimento di alcuni tipici rappresentanti di quell'indirizzo, abbiamo potuto apprendere per esperienza quale intrinseca debolezza e impotenza si nasconda dietro questo atteggiamento borioso ma del tutto vuoto. [...] E' perfettamente vero, ed è uno degli elementi fondamentali di tutta la storia (sul quale non possiamo qui soffermarci in dettaglio), che il risultato finale dell'azione politica è spesso, dico meglio, è di regola in un rapporto assolutamente inadeguato è sovente addirittura paradossale col suo significato originario. Ma appunto perciò non deve mancare all'azione politica questo suo significato di servire a una causa, ove essa debba avere una sua intima consistenza. Quale debba essere la causa per i cui fini l'uomo politico aspira al potere e si serve del potere, è una questione di fede. Egli può servire la nazione o l'umanità, può dar la sua opera per fini sociali, etici o culturali, mondani o religiosi, può essere sostenuto da una ferma fede nel "progresso" non importa in qual senso - oppure può freddamente respingere questa forma di fede, può inoltre pretendere di mettersi al servizio di una "idea", oppure, rifiutando in linea di principio siffatta pretesa, può voler servire i fini esteriori della vita quotidiana - sempre però deve avere una fede. Altrimenti la maledizione della nullità delle creature incombe effettivamente - ciò è assolutamente esatto - anche sui successi politici esteriormente più solidi."

Posta questa riflessione, avete fatto caso a come ogni cosa rivolta al pubblico abbia subito una lenta ma costante trasformazione? Verso cosa, sarebbe la domanda? Ebbene, sia localmente che internazionalmente, si sta spingendo verso un contatto diverso, un rapporto con chi ascolta che non è basato sulla comunicazione di un'idea quanto sulla reclamizzazione di un prodotto, un contatto con l'interlocutore che tende a farne rivestire e trasmutarne la sostanza e la forma. Non più interlocutore ma spettatore, acquirente possibile. Assecondare quel che già Bauman diceva nel suo saggio "Consumo, dunque sono" e ridefinirlo in un modus operandi costante di iterazione col mondo circostante.
Ecco...non ci possiamo sorprendere. Ricordiamoci che siamo nell'era di fb, di twitter, della "spettacolarizzazione" di qualsiasi cosa, siamo nell'era di "qualsiasi cosa fai finisce su YouTube"...siamo nell'era del consumismo estremo, nell'era della Apple. Non dimentichiamolo, eh.

Ecco qui la folgorazione: stiamo cambiando. E più noi cambiamo ( processo irreversibile e naturalmente necessario ) più cambiano una serie di approcci e paradigmi alla base delle nostre relazioni sociali più semplici. Il modello "presenta prodotto" classico di società iper-consumiste e relativo esclusivamente ad un settore ben specifico, quello del mercato, adesso, comincia a diventare parte e ad essere usato anche per attività ad esso non necessariamente e direttamente legate.

Già il marxismo metteva in guardia chiunque circa la pericolosità del santificare i consumi.Nel settore più vicino e suscettibile, intendo quello dibattimentale, non riesce meglio colui il quale esprime un certo grado di ragionevolezza...quanto, come dimostrato in tanti casi passati, chi riesce a vendere meglio un'idea. Chi riesce a impacchettare alla buona qualsivoglia trovata, vestendola, misurandola, tagliandola dove serve pur di farla piacere, avrà "vinto". E dico "vinto" per utilizzare un orrendo termine sentito ripetere, con ostentazione, tracotanza e con una per nulla marcata punta d'orgoglio battagliero, spesso da politicanti rampanti che hanno ben lontano il significato di vittoria in Politica. Vittoria non è la riuscita personale ma si vince quando financo l'ultimo cittadino dello stato è tutelato...

Alla luce di questa riflessione, quale politico sognerebbe mai di usare così impunemente "vincere"? Tutto è studiato a tavolino, le parole, gli atteggiamenti, le risate e le battute pronte. Si vende un'immagine. L'immagine si costruisce sull'acquirente. Si studia l'acquirente e si modifica l'offerta. Regole base di marketing.Non mi scandalizza e invece dovrebbe. Sono sicuro che non vi scandalizzerà e invece dovrebbe. Conoscete Marc Morano? Il tizio patinato e da copertina, made in USA della denuncia di brogli e di menzogne circa il mutamento climatico accelerato e provocato dal 1846 ad oggi? Quello che predicava contro il riscaldamento globale, quello che, pagato da lobby varie e società losche mandò in stampa un documento in cui si ribadiva che la cosa non fosse scientificamente dimostrabile e che fece firmare il documento da 413 nomi di scienziati insigni che poi si rivelarono essere 44 annunciatori televisivi, 84 erano pagati da lobby o società petrolifere, 49 erano in pensione da molto tempo, 90 non avevano nulla a che vedere con gli studi sul clima e due, particolarmente noti, Fred Singer e Frederick Siez erano convinti raeganiani anticomunisti antiliberal antiecologisti...disse "È tutta ideologia"...

È tutta ideologia. Vi ricorda qualcosa? Il più recente "la crisi? È una questione psicologica".


Insomma, in questo ambaradan misto alla rinfusa volevo riflettere con voi quanto l'informazione venga manipolata per lavorare sulle persone. Per entrare nella vita delle persone, estrapolare informazioni e riusarle contro di loro. Le persone non vogliono capire, vogliono comprare un'idea. Le persone non vogliono che qualcosa venga loro spiegata o tanto meno voglio dedicarsi esse stesse a studiare e comprenderne le motivazioni, non vogliono capire.

Voglio stare ad ascoltare finché vendi un prodotto che a loro interessa...dopo, potrai parlare di qualsiasi cosa, ragionevole o meno, cambieranno canale alla ricerca di qualcuno che possa dir loro cosa comprare. Come lo chef Tony delle ben note Miracle Blade serie III...il principio è uguale.

"e ci sarà gente che ci crede", ribatté il mio amico. Rifletto ancora una volta.

Rifletto semplicemente sul fatto che, vuoi per il tipo di conoscenza che la nostra società ha imposto e che noi tendiamo a reiterare facendoci noi stessi continuatori, estimatori e strenui difensori, vuoi per il ritmo con cui il rullo compressore di notizie ci sbatte in faccia le informazioni impacchettate, vuoi per qualsiasi cosa...le persone, oggigiorno, vogliono solo comprare qualcosa.
Non chiedono quanto costa, non chiedono cosa farà...non chiedono nemmeno quale utilità avrà o se è possibile compararlo ad un costo differente. Per nulla. Chiunque oggi è disposto a starti ad ascoltare solo se riesci ad essere suadente, se riesci a "vendere l'idea"...ecco perché Berlusconi o chi come lui ha avuto successo in tempi passati, ne ha ancora e con buona probabilità ne avrà, perché come la si vuole mettere la si metta, lui vende sé stesso, una sua concezione di politica...che non è quella auspicabile chiaramente, vende un partito spacciandolo per benevolo, vende tutto.E quindi, permettetemi una divagazione sociologica sui generis. In una società in cui tutto è una compra-vendita e in cui ogni azione-reazione è svolta in base alla legge del "vendere un prodotto", cosa pensate possa accadere a tutta una serie di non-cose che non possono essere economicamente scambiabili? Un esempio pratico, tra le relazioni interpersonali. Se saremo abituati a vedere un'idea e a non comunicarla, a venderci pur di farci comprare, cosa pensate che accadrà? Cosa pensate potrebbe generare questo più che inquietante ragionamento? Semplice, la spersonalizzazione delle singole individualità.

Non vi sarà più una compresenza di colori ma ognuno cercherà di "to fit", di quadrare, di riuscire ad entrare nei gusti di qualcun'altro, nei panni di qualcun'altro, diventando a sua volta qualcos'altro da quel che è. E tutto questo, solo per farsi comprare.

Questa estremizzazione grottesca, che disegna uno scenario decisamente poco possibile, serve allo scopo di farmi spiegare, però, dove sta la pericolosità di questo ragionamento. Una politica che smetta di essere politica e si trasformi in uno spot per reclamizzare e attirare compratori, un politico che accantona gli ideali e che si cura più che altro di quel che i suoi elettori idealmente vogliono, che riflette sulla sua immagine piuttosto che sulla sua essenza riflessa, un politico che diventa qualcos'altro e che muove la politica per farle assumere la forma e la sostanza di chi la dovrebbe comprare non è politica e non è politico.

Una politica spersonalizzata non è una politica per i cittadini. Una politica spersonalizzata è una prostituta abbandonata a sé stessa e il politico che così la trasforma e che permette tale abominio è un magnaccia.

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