Il Silenzio.


Per Thoreau, il silenzio era un dono da fare solo ai più meritevoli. Solo nel silenzio si contempla la perfezione della natura. Per Bambaren, nel silenzio, due amici dicono più di quanto non si possa dire con le parole. Per Prévert, il silenzio era il complice segreto degli amanti. Per il più critico, austero MA distaccato Abate Dinouart, il silenzio era un'arte e occorreva parlare solo quando vi fosse stata qualcosa di maggior valore dello stesso. E ancora il silenzio è generalmente considerato l'amico del saggio, il segno dello stolto o il riparo dell'ignorante.

Si abbonda di citazioni. Chiunque, saggio, erudito, letterato, filosofo, uomo comune, sul silenzio ha avuto qualcosa da dire. Paradossale, non credete? Qualcosa da dire sul silenzio. Chi ha avuto in dono il mio silenzio, sa quanto esso possa essere gravoso se di colpa o piacevole e leggero se in contemplazione, delicato e leggero se mesto testimone di vite vicine o pesante e ossessivo se indagatore. Penso che il solo silenzio, descriva già a pieno, da sé, cosa sia.

Strana come cosa, comunque, il silenzio. C'è un solo silenzio? E se vi fosse più di un silenzio, quanti e quali tipi di silenzio si potrebbero conoscere? Perché non dovrebbe esserci un solo ed unico silenzio? Del resto l'uno esiste in mancanza del suono, della parola, del rumore...a volte. O forse no?

Proviamo a dilettarci assieme. Mi viene in mente il silenzio di chi interrogato e colto in fallo, non risponde. Non risponde per timore di sbagliare. Eppure l’immagine ancora non mi rende giustizia. Che silenzio vado cercando? Mmm…due amici, l’uno accanto all'altro, barcamenandosi nelle strade della vita. Il silenzio. Ecco, due amici che proprio nel silenzio, trovano e leggono l’un dell’altro dettagli inesplicabili. Perché capire non passa necessariamente dal parlare. Anzi, per dirla tutta, quasi mai. Empatia.

Il silenzio. Guardare un cane negli occhi e ricevere da lui effusioni e farne a sua volta. Comunicare pur non fiatando verso. Stabilire un legame profondo, antico. Riscoprirlo anzi…perché quel tipo di legame, cui il silenzio è testimone, c’è sempre stato. Il legame che unisce due anime nella più assoluta assenza di rumore. Vuoto apparente. Eppure, sono in compagnia degli animali si capisce quanto un animo è pronto e disponibile ad accogliere. Gli animali non hanno dimenticato quella parte istintiva che gli consente di capire e riconoscere immediatamente ostilità, finzione o essere amichevoli. Gli animali non mentono e non tradiscono. Sono istintivi. Ti leggono subito e vanno in profondità che nemmeno tu sai di avere. Ti sondano dentro meglio di qualsiasi psicologo. Perché la psicologia è nata solo da qualche centinaio d'anni. La natura è da sempre tale.

Il silenzio della nascita. Il silenzio di chi attende con ansia, dopo anni di affetto, dopo mesi di tribolazioni, dopo giorni di attesa e ore di sforzo, il primo vagito. Il silenzio infranto dal primo respiro di vita, dal primo urlo di gioia, dalla prima forte e chiara manifestazione del proprio essere: il vagito.

Il silenzio dell'amore. Un solo attimo che dura una quantità di tempo pari al desiderio che scorre tra due amanti prima di congiungersi in un bacio. Un silenzio chiassosissimo. Un silenzio in cui le palpitazioni corrono frenetiche. Un silenzio preludio di dolcezza. Il silenzio di un abbraccio, promessa di una tenera vicinanza. Il silenzio complice di due viandanti che vedendosi in viaggio capiscono molto l'uno sulla meta dell'altro.

Il silenzio del primo mattino. Il silenzio della mamma che scopre delicatamente le coperte dal proprio bambino o bambina riscoprendone le ciocche che emergono da un piccolo involucro di coperte e che schiudono una piccola meraviglia: il sonno di un bambino. Il silenzio dell’innamorato che destatosi, crede ancora di sognare, vedendo una tal meravigliosa visione: la bellezza dell’amata, virginea, scomposta, primigena, naturale…perfetta. Perché, per me, non esiste bellezza più pura e genuina di quella delle prime ore dell’alba, quando il corpo è rilassato naturalmente, quando ritorniamo ad essere quelle creature meravigliose che proprio dal silenzio sono nate.

Il silenzio del ritorno. Qualcosa di molto particolare e forse di un malinconico suggestivo. Il ritorno da un viaggio, il ritorno da una camminata, il ritorno da una passeggiata, il ritorno da una vita. Il ritorno. Concludere il proprio viaggio e tornare a casa. Quel silenzio in cui ripensi a tutto quello che hai fatto e che non hai fatto. Il silenzio che ti consente di usare i colori che hai accumulato durante il viaggio per dipingere la tela magnifica delle memorie. Il ricordo di un profumo. Il ricordo di una carezza. Il ricordo di un piccolo sasso che ti ha fatto inciampare. E così pure, il ritorno dalla vita. Il momento prima di chiudere gli occhi e ritornare chissà dove. La morte. Perché anche la morte, come ogni ritorno, non è che un momento in cui il silenzio permette di dipingere la tela delle memorie.

E ancora altri silenzi di cui non vorremmo mai essere compagni. Il silenzio di chi ha paura. Il silenzio di chi soffre fisicamente e si trova ad essere costretto in una gabbia di ossa, muscoli e pelle perché impossibilitato a muoversi. Il silenzio di chi non può parlare di sé. Il silenzio di chi non può vivere. Il silenzio di chi non conosce parola, di chi vorrebbe parlare ma le uniche parole che la vita cui altri l’hanno costretto gli ha insegnato sono “mamma ti prego non morire” o “fratellino mio non chiudere gli occhi”.

C’è il silenzio di chi aspetta di aprire il proprio regalo sotto un albero addobbato a festa, di chi aspetta il cenone con una famiglia numerosa e c’è il silenzio di chi come unico regalo, tra la povertà e la guerra, vorrebbe come unico regalo, riuscire a sopravvivere e vedere un domani con la propria famiglia, di chi aspetta con terrore la prossima raffica di bombe o la prossima incursione armata.

C’è silenzio e silenzio. In fondo, il silenzio è sempre lo stesso. Assenza di suoni, o forse qualcosa di più? L'assenza di suoni è l'afonia. Forse il silenzio ha un valore sacrale, mistico...anacoretico. Dunque, ogni volta in cui professiamo il silenzio, ci vestiamo tutti da anacoreti, mistici della vita, contemplatori della perfezione. Forse...chissà...o forse il silenzio è sempre lo stesso. Siamo noi, del resto, a desumerne valore, cambiando la situazione. Chissà...


 Chi critica, oggigiorno, di parlar troppo, abbia a mente che chi ha parola può e deve farlo anche per chi la deve tenere cacciata in gola, nascosta, per chi la vede violentata giorno dopo giorno. Il che non vuol dire vomitare parole ma con facondia, perizia e cura di questi strumenti, usare le parole per affrontare il livore, dilaniare l'indifferente sbuffo che condanna l'uomo alla superficialità, scalfire la patina oscurata della Coscienza tanto rinomata.

Strano l'uomo...talvolta le parole pronunciate sono troppe, talaltra sono fin troppo poche. Uno dei due casi è servo della tacita e subdola ipocrisia. Ai detrattori e agli elogiatori, la scelta.

Commenti

  1. chi suona e chi apprezza il suono del guzheng - antica cetra cinese - sostiene che ogni vuoto tra una nota e l'altra è un silenzio diverso, proprio determinato, riempito, dal ricordo uditivo del suono che l'ha preceduto. silenzi e silenzi. una melodia suonata con il guzheng (ma a questo punto ritengo anche con qualsiasi altro strumento), è un susseguirsi di suoni diversi, ogni silenzio è contemplazione del suono che l'ha preceduto, attesa fremente del suono che seguirà, eco e vibrazione mai muta.

    complimenti per il sito Fil, di tanto in tanto passo di qui e prendo fiato. non smettere. è un'iniziativa in grado di salvare tanti naufraghi in cerca di domande.
    giulia

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  2. Vibrazione. Di corde. Di aria. Mi hai anticipato un pezzo che stavo scrivendo proprio su questo. Sul legame che intercorre tra una corda vibrata, l'animo che la tende e il silenzio che accoglie entrambi. Il guzheng come pure altri strumenti tipici giapponesi come ad esempio il koto, che si basa sempre sullo stesso principio della vibrazione, financo lo stesso shakuhachi, che si discosta in quanto strumento a fiato e che addirittura accompagnava chi si recava in meditazione, hanno da sempre avuto una grandissima presa in tale ambito. Cinesi e Giapponesi, comunque orientali ( per dirla molto volgare ), erano già molto più avanti di noi tanto tempo fa.

    Quanto del tuo commento, potrebbe essere esplicativo di una filosofia che si riconduce alla vita? Tutto. Susseguirsi di suoni diversi, contemplazione del suono che l'ha preceduto, attesa fremente del suono che seguirà. Grandissima intensità.

    Grazie di aver apprezzato e di aver voluto condividere il tuo pensiero.

    Ancora una volta grazie. È nata da una mera esigenza. Canalizzare l'esplosione. Esplorare. Un caro abbraccio.

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  3. Ho scoperto la bellezza di certi silenzi soltanto da poco tempo, imparando ad apprezzare davvero. Uno dei più belli mai provati in tutta la mia vita è recente ed è quello di due anime che si guardano negli occhi, fermando il tempo, ovviamente in silenzio.
    Continua a scrivere cose così belle, io ogni tanto farò una capatina da queste parti. Grazie per avermi allietato la giornata e, soprattutto, di avere lasciato diversi commenti sul mio blog.
    Un caro saluto,

    Antonella

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