Eligere ovvero la scelta del migliore.

Premetto che non sono un sociologo. Premetto, inoltre, che non sono un politologo...ammesso che qualcosa voglia dire e onestamente penso che non abbia alcun senso, come categoria, chiaramente.
Fine.

Insolitamente, rispetto almeno alle altre volte in cui venni fulminato da un tema particolare, nel riflettere circa l'eligere, questa volta, non ero solo. C'eravamo trovati per caso, un po' alla buona, tutti insieme in una stanza, sorseggiando un caffè appena fatto. Cosa rara e insolita perché, consideriamolo, oggigiorno, sedersi e riflettere per qualche oretta, confrontarsi su temi vari è decisamente un lusso. D'un tratto, cominciammo a discutere di varie cose ed è lì che venni attratto sulle prime da un qualcosa che in un primo momento non avevo colto con la dovuta attenzione.

Non è il caso di sciorinare chissà quale definizione manualistica, almeno per il momento, controversa, ragionata, schermata e fittizia. Resa incomprensibile perché considera singole e varie accezioni. Occorre partire dal basso, occorre partire dal linguaggio comune. Dal linguaggio parlato. Dal linguaggio pensato. Perché sappiamo benissimo che l'uno modifica l'altro e viceversa MA il solo linguaggio parlato è capace di creare aberrazioni che il linguaggio teorico nemmeno riuscirebbe ad elaborare.
Sia chiaro che non voglio ragionare sul significato dell'élite e nemmeno voglio scrivere circa il mio pensiero contro l'élite. Continuate e vedrete...il ragionamento è più complesso e tende a sottolineare un possibile errore comune quanto gravissimo.


Ritornando a noi: élite. Discutendo genericamente, quando parliamo di élite, senza eccessivi giri di parole, ci riferiamo ad un particolare gruppo di individui che viene riconosciuto in quanto avente delle caratteristiche in comune tali da renderli "altri" rispetto ad un insieme. In termini di teoria degli insiemi si direbbe un sottogruppo, se non vado errato.
Mi pare che fin qui, il concetto in sé non contenga niente di grave, sia ideologicamente che concretamente.

"Dove subentra l'errore?" mi chiederete e vi chiedere, spero. Beh, come da titolo, "élite" trova la sua nascita nell'idioma latino eligere , eletto...ciò che viene scelto, la scelta del migliore.

Ecco, un eletto...la scelta del migliore. Finché si parla di scelta del migliore, si potrebbe parlare di meritocrazia. Si potrebbe parlare di merito, no? Anche fin qui, ancora, nulla di particolarmente grave. Certo, quell'eletto lasciato così, alla buona, potrebbe far storcere il naso a qualcuno. Almeno...a me lo fa storcere. Si, perché la prima domanda che mi viene in mente è eletto da chi? per poi essere seguita da eletto a far cosa? e chiaramente, immancabilmente eletto secondo quale criterio? 

Eh va beh. Potrei essere io eccessivamente critico. Propongo quindi di accantonare queste tre domande. Ancora, dopo tutto, non c'è nulla di materialmente grave.

Già Socrate comincia a in difficoltà la concezione di élite quando si associa l'idea di re-filosofi alla classe governante. Ecco l'errore. Associare la meritocrazia, il ragionamento circa il merito alla corruzione del potere e alla minaccia del governo.

Il dibattito, relativamente recente tra studiosi del campo, da Pareto a Mills, da Marx a Norris e Dalton non hanno fatto che evidenziare questa differenza e renderla visibilmente palese. Noi...nel qual caso, intendo noi persone, abbiamo trasformato poi un'orrenda visione teorica in una degradante ed umiliante pratica rituale ghettizzante.

Cosa si intende per élite? Ripropongo la domanda cui avevo risposto blandamente sopra.

Ripropongo la definizione da differenti fonti:

secondo Gaetano Mosca.
"In tutte le società, a cominciare da quelle più mediocremente sviluppate e che sono appena arrivate ai primordi della civiltà, fino alle più colte e più forti, esistono due classi di persone: quella dei governati e quella dei governanti. La prima è sempre meno numerosa, adempie a tutte le funzioni politiche, monopolizza il potere e gode dei vantaggi che ad esso sono uniti, mentre la seconda, più numerosa, è diretta e regolata dalla prima in modo più o meno legale, ovvero più o meno arbitrario e violento, e ad essa fornisce, almeno apparentemente, i mezzi materiali di sussistenza e quelli che alla vitalità del'organismo politico sono necessari."

secondo l'enciclopedia Treccani.
élite: insieme delle persone considerate le più colte e autorevoli in un determinato gruppo sociale, e dotate quindi di maggiore prestigio. Nella sociologia di V. Pareto, gli individui più capaci in ogni ramo dell'attività umana, che, in una determinata società, sono in lotta contro la massa dei meno capaci e sono preparati per conquistare una posizione direttiva.


Tutto sommato, ragionando, potrei fermarti qui. Mi bastano già queste due definizioni per gridare all'orrore.

Proviamo a ragionare assieme. Questo piccolo termine, quindi, si traduce in gruppo sovraordinato. Sovraordinato minoritario rispetto ad un qualcosa che è maggioritario e che invece non merita, non ha gli stessi caratteri di esclusività. Non è meritevole di nota. Questa nota critica è del tutto gratuita, certo...ma evidenzia proprio quel che mi tocca del ragionamento circa la teoria dell'élite. I costrutti sociali su cui poggia e tutte le orrende conseguenze che si trascina.

Elitario ed elitista. Sono due orrende creazioni che si trascina e di cui si macchia la teoria delle élite. Chi o cosa è elitario? Elitario è colui che è destinato ad essere considerato parte di un'élite o colui che ne fa parte. Elitista, invece, pur avendo un suono più suadente, ha un carattere meramente dispregiativo, per quanto si provi a mascherarlo come un indice di progresso sociale e di necessaria evoluzione in termini di approcci sociologici. Elitista. Colui  è fautore e vivido sostenitore della teoria elitista. Elitismo. Il quale, al di là di bonarie interpretazioni, suggerisce immediatamente il suo significato...è viscido, un insulto, una vergogna, anti egualitario, orrendo: è una teoria basata sul rapporto di concentrazione minoritario secondo il quale, appunto, il potere ( sia esso economico, politico, governativo, in senso lato o figurato ) è racchiuso e arduamente trattenuto nelle mani di pochi eletti.

Ritornano le domande. Eletto da chi? Eletto per far cosa? Eletto secondo quali criteri?

Ecco che qui cade l'asino. E cade anche rovinosamente, del resto. Perché cade rovinosamente? Perché l'élite tende ad auto ghettizzarsi. Tende a creare delle gated communities. Tende a creare un ristrettissimo spazio, una cerchia di pochi eletti spesso autoeletti autoreferenti. Chi non fa parte dell'élite, deve dimostrare di possedere delle caratteristiche per essere accettato mai alla pari all'interno di un'élite. Selezione. Non selezione meritocratica, attenzione. Si parla di selezione sociale, discriminazione...si chiamerebbe criticamente. E, forse, tanto critica, questa interpretazione, non è. Tutto sommato identifica esattamente quel che viene fatto. Si discrimina, si passa al setaccio, si depura. Un brivido lungo la schiena corre veloce...

Chiaramente però, non occorre considerare solo la domanda Eletto da chi? e Eletto per far cosa?...c'è una terza domanda ancora più interessante e densa di contrarietà fin al suo midollo: Eletto secondo quali criteri?

Tutte le teorie elitiste, partono da un ragionamento circa il capitale. Si può parlare di capitale fisico, di capitale umano MA l'élite si basa su un tipo di capitale che spesso viene sottovalutato e sminuito: il capitale sociale.

Il capitale sociale, insomma, le relazioni sociali, i contatti tra individui, la comunicazione basata su scambi interpersonali di quello che erroneamente è stato identificato con l'ipocrita ed erratissimo "virtù civiche
". Un manuale di sociologia riporta "la differenza è che il capitale sociale richiama l'attenzione sul fatto che la virtù civica è molto più forte se incorporata in una fitta rete di relazioni sociali reciproche. Una società di individui molto virtuosi ma isolati non necessariamente è una società ricca di capitale sociale.".

Una definizione chiara, immediata...come una lama incandescente che separa due metà di qualcosa. Ecco che l'élite taglia. Taglia qualcosa da qualcos'altro. Ecco che l'elitario si distacca da chi elitario non è. Ecco che l'elitista, discrimina chi elitario non è. Ecco che una grave e profonda diseguaglianza basata su un ragionamento fittizio e profondamente erroneo, produrrà una serie di conseguenza tra cui, in primo luogo, il classismo, l'emarginazione sociale, la standardizzazione e voglio fermarmi qui perché da qui in poi son sicuro che ognuno di voi sarà capace di continuare con la sua mente.

Qual'è il problema? Che l'elitario penserà all'elitario. Che l'elitista penserà all'elitista.

Mi si farà notare, in questo ragionamento, che potrebbe esservi qualcosa che non torna. Ad esempio che il bene di cui si parlava sopra, il "capitale sociale" può essere contemporaneamente un bene individuale quanto privato e un bene collettivo quanto pubblico e infatti non sbaglierebbe, anche il testo di sociologia, di cui sopra, ne cita qualcosa.  Addirittura distingue tra Bridging e Bonding. Il primo tipo, è un capitale sociale di apertura, che crea ponti, che tende ad essere rafforzato, che guarda all'esterno, per scelta o necessità, dall'interesse collettivo non esclusivo. Un pratico esempio potrebbe essere costituito dai movimenti per i diritti civili, dai gruppi giovanili e universitari di volontariato. Il secondo tipo, invece, è un capitale sociale di chiusura, che serra, che tende invece ad escludere e che guarda all'interno, seguitando un più o meno marcato grado di clausura, di isolamento e che rinforza l'identità di un gruppo particolare e di una certa omogeneità.

Sempre citando il testo "ad esempio i club che svolgono attività a favore di terzi, come il Rotary o i Lions, mobilitano grandi energie locali per aumentare le borse di studio o lottare contro le malattie ma, allo stesso tempo, soddisfano i propri membri favorendo tra loro relazioni d'affari e d'amicizia".

Aiutare, favorendo.

Mi si potrebbe obiettare che anche i simposi di Medicina, seminari di Chirurgia, Convegni di avvocati e giurisperiti e quant'altro si basano sullo stesso concetto: aggiornarsi, favorendo gli iscritti all'albo. Eppure, non è così. Mentre nel primo caso, l'immagine, ha una questione predominante, elitista appunto, nel secondo caso, l'immagine non è minimamente contemplata. Nel primo caso, spesso, il punto focale della questione è una caratteristica insita in ogni essere umano e che viene emergendo in quei rari momenti in cui viene lasciata la possibilità, allo stesso, di autoregolarsi: la focusattentiomania.

Eppure, no. Abbiamo bisogno dei riti. Abbiamo bisogno delle cerimonie. Perché le cerimonie e i riti, ricordano a noi stessi chi siamo. Guardandoci attorno, vediamo persone a noi simili, per reddito economico, quasi mai per tenore intellettuale, ben che meno morale, etico o spirituale. Non c'è alcuna colpa in questo.

Dove subentra la colpa? La colpa grave, oserei dire...beh...nel considerare e considerarsi eletti autocreatisi per via dell'appartenenza all'élite. Considerare e considerarsi esclusivi in quella data caratteristica posseduta.




Si parla infatti spesso di élite economica. Di élite politica. Di élite sociale. Di élite intellettuale. Di élite letteraria.

Ecco, mentre la prima risulterebbe un normale processo di selezione reddituale, le altre sono gravissime perché, come espresso precedentemente, una delle caratteristiche delle élite è quello di essere esclusive. Una élite intellettuale, idealmente, come si considererà? Cercherà il contatto con la parte maggioritaria o si considererà eletta? Inoltre, eletta per far cosa? Una élite letteraria cosa farà? Una élite sociale, ancor peggio, e ammesso voglia dire qualcosa, come dimostrerà al mondo di essere elitaria ed elitista?

Ecco la mia preoccupazione: una élite guarderà al suo interno o al suo esterno circa la fruizione del bene circolante? Renderà disponibile il dato bene, il dato interesse, solo al suo interno o sarà interessata ad aprirsi e rendersi parte integrante di una società dinamica, attiva ed interessata? Parteciperà alla costruzione di forti basi culturali o penserà al sollazzo dei propri esclusivi membri? Considerano la propria caratteristica particolare un privilegio elitista da osannare e differenziare da chi non ne è in possesso o un dono elitario, un talento da sviluppare per renderlo a servizio di un bene molto più alto e grande del bene individuale: il bene collettivo...? Queste e altre domande seguono immediatamente alla riflessione di cui sopra.  


Ecco qual'è il problema, secondo me. Dimostrare. Mi chiedo e vi chiedo. Queste élites, come dimostreranno di essere quel che sono? E i suoi membri come dimostreranno di essere elitari? Saranno anche elitisti? Avvertiranno il distacco e si considereranno privilegiati, eletti?

Ed ecco che tornano le domande. 
Eletto da chi? e Eletto per far cosa? Eletto secondo quali criteri?

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