mercoledì 21 novembre 2012

Voglio giustizia! O forse era vendetta? Non mi ricordo!

Spesso capita, da fatti quotidiani, da eventi giornalieri ed improvvisi per nulla inseribili all'interno di un contesto teorico, di riuscire a carpire grandi insegnamenti circa il modo di intendere e di pensarsi all'interno di un contesto dinamico. Ho detto spesso, certo, perché non è detto che si rifletta abbastanza su quanto un qualcosa di così semplice e piccolo, possa in realtà nascondere una contemplazione circa l'essenza delle cose.

Non mi rivolgo ai giurisperiti o ai professionisti delle materie legali ( perché saprebbero ben discuterne loro in tali termini ), ma mi rivolgo a tutti coloro i quali, almeno una volta, nelle loro giornate, si siano scontrati con questa pulsione.

Quando subiamo un torto, solitamente cerchiamo "giustizia". Una frase così semplice, però, potrebbe essere facilmente riconoscibile come una finzione intellettuale prima e un grave errore procedurale dopo. Si cerca giustizia o si vuole vendetta? Cosa è l'una e cos'è l'altra? Lascio la risposta al percorso conoscitivo di ognuno di noi. Non voglio mica discutere di questi temi. Vorrei però puntare la lente focale su questo punto: quando subiamo un torto, il nostro primo pensiero è di arginare il torto o di ottenere un sentimento di rivalsa sulla persona che ha compiuto il torto?

Lascio a voi la riflessione. Qual'è il fatto quotidiano di cui parlavo sopra? Semplice. Ho la fortuna di avere un compagno animale cui voglio molto bene e che per me è come un fratello. Un fratello abbastanza grosso. È un cane di grossa taglia. Quotidianamente passeggiamo insieme. Sono molto metodico in questo. Gli metto la sua bella pettorina. Lo coccolo un po' finché non si scoccia e mi chiede di uscire. Usciamo. Passeggiamo. Mi fermo in un giardinetto pubblico in cui so gli piace andare. Attendo che si prepari per fare i suoi bisogni e nell'atto, metto il sacchetto raccogli feci in maniera tale da non far cadere nemmeno le feci in terra. Siamo così in sincrono che se io perdo tempo srotolando il sacchetto, lui mi guarda e si trattiene. Regolarmente, dopo, gli do un bel premio.

Capita però, in un contesto urbano dinamico, di trovare qualcuno che non si comporta alla stessa maniera. Qualcuno che non raccoglie le feci del proprio animale. Qualcuno che incivilmente condanna dando la possibilità ad altri di scagliare violentemente le loro fantasiose etichette di cafoni e maleducati. Capita, al pari, di trovare qualcuno cui provoca un certo fastidio questo fatto. È normale. Anche a me da fastidio. Cosa si potrebbe fare, mi direte voi...beh, da persona civile, penso il massimo possa essere lasciare un messaggio per i signori o signore poco garbati e decisamente malcuranti.

NO. Invece no. Una sera, mi reco nel giardinetto e cosa trovo? Sparpagliati in terra, e solo in terra ( perché c'è anche una passerella in cemento ), noto cocci di vetro rotti. Contando i fondi di bottiglia riesco a contare almeno 10 bottiglie. Mi dico "sarà capitato qualche balordo che non aveva che fare". Raccolgo i cocci e proseguo con la mia quotidianità. Sera dopo, stessa scena. Ancora una volta, raccolgo e proseguo. Senza voler provocare nessuno ma infastidito, decido di lasciare un messaggio ai proprietari di cani, invitandoli a pulire. Mi pare una cosa normale, non penso debba essere ricordata, addirittura...ma va beh!

Terza sera, sgomento. Mi guardo intorno e vedo in terra e sul cemento chiodi su chiodi...un giardinetto pubblico pieno di chiodi. Del genere, "per il tuo cane e per te".

Irritatissimo, proseguo senza fermarmi nel giardinetto. Torno in casa e decido di scrivere il foglio che vedete come immagini all'inizio dell'articolo.

Inoltre, come se non bastassero gli impegni che già di per sé si hanno, ho la ben pensata di raccogliere tutto ( senso civico, penso sia anche lasciare più pulito il luogo che si trova ). Impiego un'ora per pulire il giardinetto. Raccolgo tutto in una busta e mi permetto di scrivere un secondo messaggio.

"Mi permetto di farle capire cosa è civilità per me e cosa non lo è"

Pongo la bustina con i cocci ( enorme ) da un lato e la busta con le feci dall'altro, riportando rispettivamente e in corrispondenza: "Una busta di cocci di vetro e chiodi non lo è" "Una busta che raccoglie le feci del cane lo è".

Pensavo la questione fosse risolta. Insomma, sono un cittadino come tanti altri. A quanto pare, forse un po' più civile e molto meno remissivo nei confronti di queste angherie.

Pensavo di non dovermi confrontrare ancora una volta con la stupidità umana...invece, l'altra sera, mi blocco e penso: questa è l'umanità.

Cosa vedo? Cocci di vetro, chiodi e fil di ferro srotolato smodatamente ovunque. In terra e sul cemento. Probabilmente io esagero ma la cosa è inquietante. Io ho proposto ogni misura civile, ho persino raccolto le nefandezze di altri. Ho impiegato il mio tempo per risolvere quel che altre persone, senza evidente impegni e affari da risolvere nelle proprie vite, hanno messo in piedi. A quanto pare, impedire a tutti di usufruire di un giardinetto è più civile che scrivere due righe. A quanto pare, disseminare cocci di vetro, chiodi e srotolare fil di ferro è un modo coerente di interagire con quel che non ci piace e di risolvere le ostilità giornaliere.

E poi ci chiediamo come mai esistano ancora conflitti che sembrano essere alimentati dall'ego fin troppo sviluppato di alcune eminenti personalità.

Mi chiedo e vi chiedo, qual'è il prezzo del dissenso? Il prezzo di un pugno di chiodi? Il prezzo di un fil di ferro? Il prezzo di bottiglie di vetro? La scelta dice tanto su quel che decidiamo di essere. Questa è la gravità. Esistono altri modo di risolvere la questione, però, si preferisce usare la vendetta. Non la giustizia.

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