sabato 4 giugno 2011

Distopia, letteratura o possibile realtà?

http://espresso.repubblica.it/dettaglio/fenomeno-foursquare/2130999

Mi verrebbe da urlare <<ATTENZIONE ATTENZIONE>>, ma son sicuro che dopo qualche secondo verrei scambiato, come al solito, per l'usuale disfattista di turno retrogrado...che non vuole abituarsi alle novità...che ha paura di quel che non capisce e di quel che non conosce e tutta la bella manfrina e paccottiglia varia di generici scherni cui generalmente la "gente" è capace di formulare. Lo dico con affetto sia ben chiaro.

Eppure non posso che gridare all'orrore nell'apprendere di questo "nuovo" servizio edulcorato come social network ma capace, dal mio punto di vista ( e spero non solo dal mio ) di porre in serio pericolo, financo in scacco, quello spazio ormai fin troppo angusto di quella cosa che Gaber cantava: la libertà!

"Fenomeno Foursquare" titola l'Espresso. Studiamola allora questa fenomenlogia, o no? Al di là della pratica dei social networks che dovrebbe essere già nota a noi tutti, quello su cui vorrei porre attenzione è la contaminazione tra reale e virtuale, tra vissuto reale e vissuto virtuale...una sorta di rivisitazione di lungometraggi cui soltanto il grande schermo ci aveva abituato. "La socializzazione on line entra nella vita reale. Le due dimensioni della persona si ricompongono" questa è la frase che ha destato in me maggiore perplessità e dubbi. Da notare non solo il concetto ma le parole utilizzate per esprimerlo. Entra, dimensioni della persona, ricomporre. Sollevo immediatamente domande. Chi decide chi fare entrare e chi non fare entrare? Insomma quali sono i criteri di esclusione? Fin dove si entra? Quanti possono entrare? Mi limito nelle domande, ma son più che certo che, prestando qualche minuto a quei tre concetti, anche a voi capiterebbe di farvi trascinare nel vorticoso domandarsi. 

Certamente, i più obietteranno sul fatto che esiste ATTUALMENTE un servizio simile proposto dal caro ( non che sia caro in accezione sentimentale ma caro perché ha un enorme "costo" che quasi mai viene calcolato )  e noto facebook. Qualche tempo fa infatti è stata lanciata una curiosa voce, "si trova qui", ovvero sia la possibilità di registrarsi e di registrare amici e conoscenti in un dato luogo spaziale, usando la capacità di geospazializzazione di prodotti quali l'Iphone e simili.  

Mi colpisce particolarmente perché alcuni giorni fa, tramite facebook, ho accettato di collegare il mio profilo con quello di una cara persona conosciuta qualche giorno prima. Insomma, attivare quel procedimento chiamato "accettare l'amicizia". Il fattaccio però è costituito dal fatto che la piattaforma facebook non si è limitata a collegare i nostri profili ma ha anche specificato automaticamente, senza che nessuno dei due avesse scelto e quindi posto la propria volontà, il luogo e l'evento precedente al nostro diventare amici su facebook, secondo la formula: Tizio e Caio sono diventati amici dopo essere stati in questo evento, tenutosi in questo luogo dalle ore tot alle ore tot.

Nulla di nuovo direte, eppure c'è del terribile in una piccola aggiunta come questa che se nei nostri monitor compare come una piccola voce, una piccola icona cui fare riferimento per sapere dove nostro i nostri cari amici, dall'altro però mette la stessa informazione in condivisione con così tante persone che possiamo ben dire di essere precipitati proprio in quel filone di narrativa distopica di cui son figli il Grande Fratello tracciato e materializzato nel 1948 da Orwell ma anche e con maggiore considerazione, ritratti di società dominate dall'assenza dell' individualità e, come un'altra grande pellicola sul tema della fantapolitica distopica, Equilibrium, dove un conformismo dominante governa le vite delle genti senza dar loro possibilità alcuna di essere coscienti delle proprie vite.

Intenzione mia non è sollevare un polverone bensì di chiedermi e chiedervi, non è che col desiderio di socialità, stiamo diventando anti-sociali? Non è che stiamo dimenticando sempre più quella bellissima pratica che era vedersi al bar con gli amici, prendere qualcosa insieme a favore di una dimensione virtuale sempre più presente ed invasiva? Sperando di poterne parlare seduti faccia a faccia davanti ad un buon caffè vi saluto.









C'era una volta un uomo che decise di fermare un carro armato...

4 giugno 1989...si potrebbe dire molto, tanto...tanto da riempire intere colonne di giornali, tanto da colmare ogni spazio bianco di volumi di libri che quasi sicuramente resteranno immobili ad invecchiare tanto da riempire torrenti, fiumi mari e persino oceani di parole. Tanto si potrebbe dire EPPURE non si ricorda nemmeno il coraggio generato dalla necessità di ribellarsi ad anni di feroce repressione culminante in un periodo di particolare violenza che dall'aprile al giugno 1989 tormentarono quei nostri fratelli che si trovavano in terra cinese. 

Potrei riportarvi una serie di articoli, comparsi in un volume dedicato da L'Europeo, alla Cina ma no...non lo farò, preferisco che siano questi brevi minuti a parlare per me, a parlare per loro...a parlare per tutte quelle persone che in quegli anni hanno visto la loro parola sovrastata dal rumore dei poteri forti, dal fracasso del governo cinese. 

[youtube http://www.youtube.com/watch?v=b1xclKyOgrc&w=425&h=349]


La postilla però sono intenzionato a farla. Ad oggi pare poco sia cambiato l'intero sistema caro...è ben nota, infatti, la furbata del governo cinese di rimuovere ogni collegamento alla parola "gelsomini" dal web, sì da impedire agli ignari cittadini ( non solo attivisti politici o critici ma anche l'innocente fioricoltore...oh povero! ) di trovare un qualche riferimento alla "Rivolta dei Gelsomini" portata avanti dai fratelli in Tunisia che sono riusciti a smuovere non solo gli animi della "Garlic Belt" ( cioè la zona del MENA - Middle East and North Africa ) ma hanno provato a svegliare il mondo da quel torpore da "stagflazione" ( gli amici economisti non me ne vogliano, uso impropriamente il termine con riferimento all'interpretazione meramente metaforica ) cui era piombato.

La coscienza - G. gaber

[youtube http://www.youtube.com/watch?v=RtU4lt-yKGw&w=425&h=349]


La bruttezza... è psicosomatica.
Te la fai da te, con la tua meschinità, con la tua cattiva coscienza. E così, finalmente, si può andare da uno brutto e dirgli: " Cretino! ".
Solo la coscienza fa bene al viso. Altro che creme!... Mi dispiace per la Max Factor. Oh dio, rimediano eh!... "Caro signore, la nostra ditta non ha esitato a ribaltare le antiquate concezioni sui prodotti di bellezza, e vi offre oggi una nuova, eccellente serie di prodotti anti-smorfia: Adorno per uomo e Cooper per signora".
La coscienza ha un indice di gradimento altissimo. Tutti sono pieni di coscienza: da Famiglia cristiana al PDUP(fa un gesto con le mani ad indicare la distanza fra i due)... Va be', la coscienza è lì. Credevo fosse più grossa.
La coscienza può essere individuale o sociale... famosa. Quand'è tutt'e due insieme... è un casino.
Dimostrazione.
Coscienza individuale: mi occupo di me, della mia sensibilità, del mio modo di amare... E quando ci ho un amore mica male, vado dalla mia donna... glielo metto lì... " Voi uomini non avete fatto un lavoro sul corpo! Si vede! " Tempi durissimi! Prima della liberazione, ancora ancora, si poteva vivere... Torno a casa, riguardo il mio amore, prendo coscienza... qui sono un po' sempliciotto... lima, lima, lavoro come un pazzo, revisiono... un'estate tremenda... gli altri sono al mare coi figoni, stupidi... io studio, torno a ottobre dalla mia donna... e glielo metto lì, il mio amore. Lei lo prende, con cautela; non è più come una volta che ciuf!... si immergevano, ci affogavano dentro, non ci uscivano più. Ora no, ora ci hanno la coscienza.
La coscienza è un salvagente... quella individuale. Quella collettiva?... un canotto. Altra tendenza: tutti dentro. Altro che cazzate esistenziali! Priorità al ribaltamento delle strutture economiche. Il resto viene da sé.
Nel frattempo calci nel culo alla moglie, niente foruncoli personali, le responsabilità sono collettive... Tutti dentro al canotto. Io sono un po' imbranato, va be', chi se ne frega. Remo, è la comunione dei santi che conta!
Calma: qui arriva la fusione. E la coscienza può diventare veramente completa con da una parte tutto il lavoro politico, di lotta e di individuazione del nemico... e dall'altra parte anni di lavoro sul corpo, per renderlo bello, spogliato da tutte le scorie... E finalmente al Parco Lambro: " Nudi sì, ma contro la DC! "
Come se non fosse già abbastanza innocuo prendersela con Fanfani, uno quando lo dice deve essere anche nudo come un cretino!...
Ma chi ha la coscienza non si arrende mai. Ce ne sono altri che sono famosi per la loro coscienza: sempre in prima linea in tutte le battaglie, non perdono un colpo. Perché, se ti senti giusto, ti butti senza esitazioni senza pudori... non ti ferma più nessuno. E ti batti come un leone, da solo contro tutti... E ce la fai, ce la fai anche ad arrivare in televisione... addirittura in parlamento. E via, con tutte le tecniche: dalla pietà alla questua, dal fascino della dolcezza allo spirito battagliero, dal digiuno alla disubbidienza ostentata... E via fino al sacrificio supremo: la galera!
"Io, come esponente dell'onestà, mi ribello e lotto fino alla morte! Io, come paladino, sono pronto a pagare in prima persona! Con la mia coscienza mi butterò nel mare, sì, nel mare infido... Aiuto, aiuto!"
Che disastro, che disastro!...
"Lotterò con le stesse armi dei poveri: la fame!"
Che disastro, che disastro!...
"Sì, con le loro armi e con la mia coscienza! Io, io, io come cavaliere non sono tenuto a sapere se i mulini a vento sono nemici o no! Io sfascio tutto... con la mia coscienza, la coscienza... Potere alle minoranze!... Alla coscienza, al risveglio della coscienza!... La coscienza, la coscienza, la coscienza!!!"
La coscienza è come l'organo sessuale.
O fa nascere la vita... o fa pisciare.


La Libertà - G. Gaber

[youtube http://www.youtube.com/watch?v=nulKUZ1sWlA&w=425&h=349]

Vorrei essere libero, libero come un uomo. 
Vorrei essere libero come un uomo. 


Come un uomo appena nato 
che ha di fronte solamente la natura 
e cammina dentro un bosco 
con la gioia di inseguire un’avventura. 
Sempre libero e vitale 
fa l’amore come fosse un animale 
incosciente come un uomo 
compiaciuto della propria libertà. 


La libertà non è star sopra un albero 
non è neanche il volo di un moscone 
la libertà non è uno spazio libero 
libertà è partecipazione. 


[parlato]: Vorrei essere libero, libero come un uomo. 
Come un uomo che ha bisogno 
di spaziare con la propria fantasia 
e che trova questo spazio 
solamente nella sua democrazia. 
Che ha il diritto di votare 
e che passa la sua vita a delegare 
e nel farsi comandare 
ha trovato la sua nuova libertà. 


La libertà non è star sopra un albero 
non è neanche avere un’opinione 
la libertà non è uno spazio libero 
libertà è partecipazione. 


La libertà non è star sopra un albero 
non è neanche il volo di un moscone 
la libertà non è uno spazio libero 
libertà è partecipazione. 


[parlato]: Vorrei essere libero, libero come un uomo. 
Come l’uomo più evoluto 
che si innalza con la propria intelligenza 
e che sfida la natura 
con la forza incontrastata della scienza 
con addosso l’entusiasmo 
di spaziare senza limiti nel cosmo 
e convinto che la forza del pensiero 
sia la sola libertà. 


La libertà non è star sopra un albero 
non è neanche un gesto o un’invenzione 
la libertà non è uno spazio libero 
libertà è partecipazione. 


La libertà non è star sopra un albero 
non è neanche il volo di un moscone 
la libertà non è uno spazio libero 
libertà è partecipazione.

Marco - 9° giorno

[youtube http://www.youtube.com/watch?v=8uilo-mm6o8&w=560&h=349]

venerdì 3 giugno 2011

Sally - Fabrizio De Andrè

[youtube http://www.youtube.com/watch?v=xO8QGQmTX_E&w=425&h=349]

Mia madre mi disse - Non devi giocare 
con gli zingari nel bosco. 
Mia madre mi disse - Non devi giocare 
con gli zingari nel bosco. 


Ma il bosco era scuro l'erba già verde 
lì venne Sally con un tamburello 
ma il bosco era scuro l'erba già alta 
dite a mia madre che non tornerò. 


Andai verso il mare senza barche per traversare 
spesi cento lire per un pesciolino d'oro. 
Andai verso il mare senza barche per traversare 
spesi cento lire per un pesciolino cieco. 


Gli montai sulla groppa sparii in un baleno 
andate a dire a Sally che non tornerò. 
Gli montai sulla groppa sparii in un momento 
dite a mia madre che non tornerò. 


Vicino alla città trovai Pilar del mare 
con due gocce d'eroina s'addormentava il cuore. 
Vicino alle roulottes trovai Pilar dei meli 
bocca sporca di mirtilli un coltello in mezzo ai seni. 


Mi svegliai sulla quercia l'assassino era fuggito 
dite al pesciolino che non tornerò. 
Mi guardai nello stagno l'assassino s'era già lavato 
dite a mia madre che non tornerò. 


Seduto sotto un ponte si annusava il re dei topi 
sulla strada le sue bambole bruciavano copertoni. 
Sdraiato sotto il ponte si adorava il re dei topi 
sulla strada le sue bambole adescavano i signori. 


Mi parlò sulla bocca mi donò un braccialetto 
dite alla quercia che non tornerò. 
Mi baciò sulla bocca mi propose il suo letto 
dite a mia madre che non tornerò. 


Mia madre mi disse - Non devi giocare 
con gli zingari del bosco. 
Ma il bosco era scuro l'erba già verde 
lì venne Sally con un tamburello. 

Uniti da un respiro.

Persone.

[youtube http://www.youtube.com/watch?v=IwrrPsdChIg&w=560&h=349]

Persone. Persone. Persone e persone e persone...tante persone...che altro c'è da dire guardando un video del genere?  Siamo una moltitudine variegata ed immensamente variopinta, parliamo lingue diverse tra loro ma siamo accomunati tutti dallo stesso battito di un cuore che ci unisce nell'umano essere. Siamo accomunati da quel respiro di vita che, da qualsiasi parte del mondo, ricorda a noi stessi come sia spontaneo ( anche se spesso viene dimenticato ) cominciare tutto con un respiro. 

"Prendi un bel respiro e buttati" generalmente viene detto a chi è prossimo ad affrontare una dura prova. "Respira e conta fino a 10" viene ripetuto all'iracondo nel tentativo di distrarlo dalla causa scatenante rabbia e facendolo concentrare sul respiro in sé. Tutto comincia con un respiro e tutto finisce con un respiro...e malgrado questo ci ostiniamo a rendere la vita di nostri fratelli esseri umani un vero inferno. Perché? Per quale motivazioni pur avendo entrambi due occhi, pur avendo entrambi due mani, due gambe...pur respirando la stessa aria, occorre trovare quel carattere di differenza su cui fare leva?

Bel lavoro quello dei ragazzi di Human Rights Watch! Complimenti e continuate così...

Giobbe Covatta per Greenpeace contro il nucleare!

[youtube http://www.youtube.com/watch?v=GIPvRjdliHU&w=560&h=349]

Mother and daughter doctor-heroes

[ted id="1071" lang="ita"]

giovedì 2 giugno 2011

Alice - Greenpeace - 18° giorno

Una delle ragazze che partecipa alla protesta I PAZZI SIETE VOI ha pubblicato un nuovo "video".

[youtube http://www.youtube.com/watch?v=WB4fdDgfk5I&w=560&h=349]

Interessante il fatto che ricalchi lo stesso concetto espresso da Calamandrei nel lontano 1955 e che ho postato appena ieri. Lui raccontava di una barzelletta:

"E io quando sento fare questo discorso ( critica l'indifferentismo ) , mi viene sempre in mente quella vecchia storiellina, che qualcheduno di voi conoscerà di quei due emigranti, due contadini che traversavano l’oceano, su un piroscafo traballante. Uno di questi contadini dormiva nella stiva e l’altro stava sul ponte e si accorgeva che c’era una gran burrasca, con delle onde altissime e il piroscafo oscillava. E allora uno di questi contadini, impaurito, domanda a un marinaio “ ma siamo in pericolo?” e questo dice “secondo me, se continua questo mare, tra mezz’ora il bastimento affonda.” Allora lui corre nella stiva a svegliare il compagno, dice: “Beppe, Beppe, Beppe”,….“che c’è!” … “Se continua questo mare, tra mezz’ora, il bastimento affonda” e quello dice ”che me ne importa, non è mica mio!” Questo è l’ indifferentismo alla politica."

I PAZZI SIETE VOI

[youtube http://www.youtube.com/watch?v=0DlrudOWM3U&w=560&h=349]

Si priveranno per un mese della loro libertà. Vivranno rinchiusi in un rifugio come se fosse esplosa una centrale nucleare. Al chiuso, niente cibi freschi, solo internet per comunicare. Sono un gruppo di ragazzi e ragazze con un obiettivo: convincere le persone a votare Sì al Referendum del 12 e 13 giugno. La loro protesta ha un nome: "I pazzi siete voi"

"Giorgio, Alessandra, Pierpaolo e Luca vivranno sulla propria pelle l’esperienza di un rifugio anti-radiazioni, come succede ai loro coetanei nel distretto di Fukushima. Seguiranno precise regole di radioprotezione: porte e finestre sigillate, niente insalata, niente latte, formaggio, carne o pesce freschi. Solo internet.

 

È un atto estremo per difendere il proprio futuro. Non usciranno fino al giorno del Referendum, quando il nucleare potrà essere bloccato per sempre dalla volontà dei cittadini.

"Voi che minimizzate il disastro di Fukushima. Voi che pensate al vostro tornaconto personale -dicono i ragazzi nel loro video manifesto - alla faccia dell’interesse della comunità. Siete pazzi pericolosi. […] Vogliamo parlare ai ragazzi come noi… questa battaglia riguarda tutti. Diffondete i nostri messaggi, organizzatevi, inventatevi una vostra azione. La nostra protesta dovrà crescere ogni giorno di più."

I ragazzi comunicheranno con l’esterno tramite il sito web www.ipazzisietevoi.org, i propri profili Facebook, video messaggi su Youtube e Twitter. Racconteranno giorno dopo giorno la loro vita da rinchiusi: divisione dei compiti, problemi, paure, discussioni. Ci sarà un streaming dal rifugio 24 ore su 24.

Greenpeace sostiene questi ragazzi e gli ha fornito tutti gli strumenti per organizzare la loro protesta. Di fronte a un governo che vuole rubarci il referendum e toglierci la possibilità di scegliere un atto estremo come quello di rinchiudersi in un rifugio è più che mai necessario.

I pazzi non sono loro, i pazzi sono quelli che dopo Cernobyl e Fukushima continuano a vedere il futuro nel nucleare."

 

 

 
 

 

 

 

 

Daraa - HRW report

http://www.hrw.org/en/reports/2011/06/01/we-ve-never-seen-such-horror



A dir poco imbarazzante...non mi viene altra parola per definire quello che ho appena letto! Vi chiedo di fermarvi un momento e leggere il report realizzato da Human Rights Watch.

L'analisi qui proposta è decisamente nel dettaglio riguardo quanto avvenuto nel recente periodo e quanto ancora avviene a Daraa, cittadina che sorge nel confine sud-ovest prossima a quella terra chiamata Giordania. 77000 anime circa, 77000 persone che negli ultimi tempi hanno visto un rapido ed esponenziale incremento della violenza e della feroce repressione che ha portato la comunità internazionale a prendere le distanze dal regime di Assad.

IMBARAZZANTE!

E - il mensile - Giugno 2011

C. Pavese - Il Compagno

A. Gramsci - Nel mondo grande e terribile. Antologia degli scritti 1914-1935

M. L. King - Il sogno della non violenza, Pensieri

Marx - Il Capitale Libro primo

A. Gramsci - Lettere dal carcere

Stephane Hessel - Indignatevi!

"effetto domino"

https://www.youtube.com/watch?v=YTzBqatD1pI&feature

Che dire?! Sono stati davvero bravi ad organizzare e girare questa pubblicità...dall'idea ( decisamente calzante sul fatto che ognuno conta ed ha un ruolo magari non direttamente emergente ) alla alla regia, la fotografia...complimenti davvero! Un micro spot che tenta di coinvolgere la gente facendoli sentire parte di qualcosa, di un qualcosa che è loro, di un qualcosa che in un modo o nell'altro andrà a modificare le loro vite.

Davvero interessante l'uso della tecnologia per far passare un messaggio che difficilmente viene compreso, se non dagli analisti e studiosi del settore "politico": la COMUNICAZIONE svolge un ruolo di primo piano e se proprio vogliamo essere critici possiamo dire che la comunicazione svolge quel terreno di scontro cui le battaglie campali ci avevano abituato. Non troviamo più soldati costretti ad essere coraggiosi contro la scarica di armi del "nemico", non troviamo più il sangue degli arti mutilati e non troviamo più panciuti e artefatti vertici pronti a comandare i loro eserciti a suon di trombe...no no ora troviamo impavidi e furbi giornalisti armati di penna, taccuino, registratori e portatili. Ora troviamo il grande e sterminato campo dei media dove affrontarsi e dove, ben lontani dai libri di storia e dalle "battaglie esterne", l'informazioni giunge nel più intimo delle nostre case. 

Una volta si guardava alle guerre campali dalle città e dal trono di alti palazzi, oggi si assiste alle guerre "mediatiche" dal comodo "trono" del proprio divano.

Calamandrei - Milano, 1955

http://www.portadimassa.net/site/files/upload/MP3/Calamandrei.mp3

“L’art.34 dice: “i capaci ed i meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi.” E se non hanno mezzi! Allora nella nostra Costituzione c’è un articolo, che è il più importante di tutta la Costituzione, il più impegnativo; non impegnativo per noi che siamo al desinare, ma soprattutto per voi giovani che avete l’avvenire davanti a voi. Dice così: “E’ compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli, di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”. E’ compito di rimuovere gli ostacoli che impediscono il pieno sviluppo della persona umana. Quindi dare lavoro a tutti, dare una giusta retribuzione a tutti, dare la scuola a tutti, dare a tutti gli uomini dignità di uomo. Soltanto quando questo sarà raggiunto, si potrà veramente dire che la formula contenuta nell’articolo primo “L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro” corrisponderà alla realtà. Perché fino a che non c’è questa possibilità per ogni uomo di lavorare e di studiare e di trarre con sicurezza con il proprio lavoro i mezzi per vivere da uomo, non solo la nostra Repubblica non si potrà chiamare fondata sul lavoro, ma non si potrà chiamare neanche democratica. Una democrazia in cui non ci sia questa uguaglianza di fatto, in cui ci sia soltanto una uguaglianza di diritto è una democrazia puramente formale, non è una democrazia in cui tutti i cittadini veramente siano messi in grado di concorrere alla vita della Società, di portare il loro miglior contributo, in cui tutte le forze spirituali di tutti i cittadini siano messe a contribuire a questo cammino, a questo progresso continuo di tutta la Società. E allora voi capite da questo che la nostra Costituzione è in parte una realtà, ma soltanto in parte è una realtà. In parte è ancora un programma, un ideale, una speranza, un impegno, un lavoro da compiere. Quanto lavoro avete da compiere! Quanto lavoro vi sta dinnanzi! E’ stato detto giustamente che le Costituzioni sono delle polemiche, che negli articoli delle Costituzioni, c’è sempre, anche se dissimulata dalla formulazione fredda delle disposizioni, una polemica. Questa polemica di solito è una polemica contro il passato, contro il passato recente, contro il regime caduto da cui è venuto fuori il nuovo regime. Se voi leggete la parte della Costituzione che si riferisce ai rapporti civili e politici, ai diritti di libertà voi sentirete continuamente la polemica contro quella che era la situazione prima della Repubblica, quando tutte queste libertà, che oggi sono elencate, riaffermate solennemente, erano sistematicamente disconosciute: quindi polemica nella parte dei diritti dell’uomo e del cittadino, contro il passato. Ma c’è una parte della nostra Costituzione che è una polemica contro il presente, contro la Società presente. Perché quando l’articolo 3 vi dice “E’ compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli, di ordine economico e sociale che impediscono il pieno sviluppo della persona umana” riconosce, con questo, che questi ostacoli oggi ci sono, di fatto e che bisogna rimuoverli. Dà un giudizio, la Costituzione, un giudizio polemico, un giudizio negativo, contro l’ordinamento sociale attuale, che bisogna modificare, attraverso questo strumento di legalità, di trasformazione graduale, che la Costituzione ha messo a disposizione dei cittadini italiani. Ma non è una Costituzione immobile, che abbia fissato, un punto fermo. E’ una Costituzione che apre le vie verso l’avvenire, non voglio dire rivoluzionaria, perché rivoluzione nel linguaggio comune s’intende qualche cosa che sovverte violentemente; ma è una Costituzione rinnovatrice, progressiva, che mira alla trasformazione di questa Società, in cui può accadere che, anche quando ci sono le libertà giuridiche e politiche, siano rese inutili, dalle disuguaglianze economiche e dalla impossibilità, per molti cittadini, di essere persone e di accorgersi che dentro di loro c’è una fiamma spirituale che, se fosse sviluppata in un regime di perequazione economica, potrebbe anch’essa contribuire al progresso della Società. Quindi polemica contro il presente, in cui viviamo e impegno di fare quanto è in noi per trasformare questa situazione presente.
Però vedete, la Costituzione non è una macchina che una volta messa in moto va avanti da sé. La Costituzione è un pezzo di carta, la lascio cadere e non si muove. Perché si muova bisogna ogni giorno rimetterci dentro il combustibile. Bisogna metterci dentro l’impegno, lo spirito, la volontà di mantenere queste promesse, la propria responsabilità; per questo una delle offese che si fanno alla Costituzione è l’indifferenza alla politica, indifferentismo, che è, non qui per fortuna, in questo uditorio, ma spesso in larghi strati, in larghe categorie di giovani, un po’ una malattia dei giovani. La politica è una brutta cosa. Che me ne importa della politica. E io quando sento fare questo discorso, mi viene sempre in mente quella vecchia storiellina, che qualcheduno di voi conoscerà di quei due emigranti, due contadini che traversavano l’oceano, su un piroscafo traballante. Uno di questi contadini dormiva nella stiva e l’altro stava sul ponte e si accorgeva che c’era una gran burrasca, con delle onde altissime e il piroscafo oscillava. E allora uno di questi contadini, impaurito, domanda a un marinaio “ ma siamo in pericolo?” e questo dice “secondo me, se continua questo mare, tra mezz’ora il bastimento affonda.” Allora lui corre nella stiva a svegliare il compagno, dice: “Beppe, Beppe, Beppe”,….“che c’è!” … “Se continua questo mare, tra mezz’ora, il bastimento affonda” e quello dice ”che me ne importa, non è mica mio!” Questo è l’ indifferentismo alla politica.

E’ così bello e così comodo. La libertà c’è, si vive in regime di libertà, ci sono altre cose da fare che interessarsi di politica. E lo so anch’io. Il mondo è così bello. E vero! Ci sono tante belle cose da vedere, da godere oltre che ad occuparsi di politica. E la politica non è una piacevole cosa. Però, la libertà è come l’aria. Ci si accorge di quanto vale quando comincia a mancare, quando si sente quel senso di asfissia che gli uomini della mia generazione hanno sentito per vent’anni, e che io auguro a voi, giovani, di non sentire mai. E vi auguro, di non trovarvi mai a sentire questo senso di angoscia, in quanto vi auguro di riuscire a creare voi le condizioni perché questo senso di angoscia non lo dobbiate provare mai, ricordandovi ogni giorno, che sulla libertà bisogna vigilare,vigilare, dando il proprio contributo alla vita politica.
La Costituzione, vedete, è l’affermazione scritta in questi articoli, che dal punto di vista letterario non sono belli, ma l’affermazione solenne della solidarietà sociale, della solidarietà umana, della sorte comune, che se va affondo, va affondo per tutti questo bastimento. E’ la Carta della propria libertà. La Carta per ciascuno di noi della propria dignità d’uomo. Io mi ricordo le prime elezioni, dopo la caduta del fascismo, il 6 giugno del 1946; questo popolo che da venticinque anni non aveva goduto delle libertà civili e politiche, la prima volta che andò a votare, dopo un periodo di orrori, di caos: la guerra civile, le lotte, le guerre, gli incendi, andò a votare. Io ricordo, io ero a Firenze, lo stesso è capitato qui. Queste file di gente disciplinata davanti alle sezioni. Disciplinata e lieta. Perché avevano la sensazione di aver ritrovato la propria dignità, questo dare il voto, questo portare la propria opinione per contribuire a creare, questa opinione della comunità, questo essere padroni di noi, del proprio paese, della nostra patria, della nostra terra; disporre noi delle nostre sorti, delle sorti del nostro paese. Quindi voi giovani alla Costituzione dovete dare il vostro spirito, la vostra gioventù, farla vivere, sentirla come cosa vostra, metterci dentro il senso civico, la coscienza civica, rendersi conto, questo è uno delle gioie della vita, rendersi conto che ognuno di noi, nel mondo, non è solo!

Che siamo in più, che siamo parte di un tutto, tutto nei limiti dell’Italia e nel mondo.

Ora vedete, io ho poco altro da dirvi.
In questa Costituzione di cui sentirete fare il commento nelle prossime conferenze, c’è dentro tutta la nostra storia, tutto il nostro passato, tutti i nostri dolori, le nostre sciagure, le nostre glorie: son tutti sfociati qui negli articoli.
E a sapere intendere dietro questi articoli, ci si sentono delle voci lontane.
Quando io leggo: nell’articolo 2 “L’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà, politica, economica e sociale” o quando leggo nell’articolo 11 “L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà di altri popoli”, “la patria italiana in mezzo alle altre patrie” ma questo è Mazzini! Questa è la voce di Mazzini.
O quando io leggo nell’articolo 8: “Tutte le confessioni religiose, sono ugualmente libere davanti alla legge” ma questo è Cavour!
O quando io leggo nell’articolo 5 ”La Repubblica, una ed indivisibile, riconosce e promuove le autonomie locali” ma questo è Cattaneo!
O quando nell’articolo 52 io leggo, a proposito delle forze armate “L’ordinamento delle forze armate si informa allo spirito democratico della Repubblica”, l’esercito di popolo, e questo è Garibaldi!
O quando leggo all’art. 27 “Non è ammessa la pena di morte” ma questo, o studenti milanesi, è Beccaria!!

Grandi voci lontane, grandi nomi lontani. Ma ci sono anche umili nomi, voci recenti. Quanto sangue, quanto dolore per arrivare a questa Costituzione!! Dietro ogni articolo di questa Costituzione o giovani, voi dovete vedere giovani come voi, caduti combattendo, fucilati, impiccati, torturati, morti di fame nei campi di concentramento, morti in Russia, morti in Africa, morti per le strade di Milano, per le strade di Firenze, che hanno dato la vita perché la libertà e la giustizia potessero essere scritte su questa Carta. Quindi quando vi ho detto che questa è una Carta morta: no, non è una Carta morta.

Questo è un testamento, un testamento di centomila morti. Se voi volete andare in pellegrinaggio, nel luogo dove è nata la nostra Costituzione, andate nelle montagne dove caddero i partigiani, nelle carceri dove furono imprigionati, nei campi dove furono impiccati, dovunque è morto un italiano, per riscattare la libertà e la dignità: andate lì, o giovani, col pensiero, perché li è nata la nostra Costituzione.”

De Nicola - Seduta di lunedì 15 luglio 1946